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Colpo di scena. I prof del sud restano al nord!
Ma è proprio vero che i professori meridionali che hanno cattedre al nord fanno carte false per tornare al sud, come sostengono non pochi esponenti della Lega? L’ interrogativo torna d’ attualità perché coincide con i dati emersi nei giorni scorsi da uno studio della Fondazione Agnelli sulla mobilità degl’insegnanti in Italia. Una mobilità giudicata preoccupante perché eccessiva. Il continuo cambiamento di insegnanti disorienta gli studenti e, dice il rapporto “pone a rischio la continuità didattica” . La cifra che sintetizza l’allarme è questa: ogni anno un docente su quattro cambia sede.
L’elemento, tuttavia, che d’acchito salta agli occhi è proprio quello che ci da le proporzioni reali del presunto traffico nord-sud. Infatti a chiedere il trasferimento da una regione del nord a una regione del sud sono stati nell’anno scolastico 2008-2009 soltanto tremila. Ma appena 691 insegnanti di ruolo hanno visto accogliere la loro domanda. Ossia, ripeto, poco meno di settecento prof si sono trasferiti effettivamente. Teniamo presente che il corpo docente è formato da 852.300 persone e che poco più di duecentomila hanno cambiato sede rispetto al 2007-2008. Dunque, al confronto il numero dei meridionali tornati a casa è risibile. Un vero colpo di scena!
Occorrerebbe piuttosto porre l’accento su un altro aspetto della polemica scolastica, quello relativo alla effettiva capacità di insegnare di tanti docenti: perché una cosa è essere colti e preparati, un’altra è saper trasmettere agli allievi l’amore per la materia che insegnano e farli partecipi della sua utilità. Qui non c’entra, grazie al Cielo, il nord o il sud. C’entra il fatto che l’università italiana – a detta degli esperti – non insegna a insegnare.
Ho letto come tutti voi la notizia che nessun ateneo italiano figura tra i primi 150 della classifica del Times Higher Education Supplement. L’Università di Harward è in testa, la prima italiana è quella di Bologna al 174° posto.
Il ministro Mariastella Gemini dice che a novembre presenterà la riforma dell’università “con l’obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione”. E chi non si augura traguardi del genere? Benissimo. Ancora meglio se l’università riformata saprà finalmente scoprire e valorizzare nei futuri docenti la vocazione all’insegnamento.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Guido il 01/1/70
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ottobre 19th, 2009 at 09:45
Si vede che si trovano bene al Nord, e se si trovano bene al Nord, altri ne arriveranno dal Sud, personale non docente compreso…